Come analizzare un Cold Case e fare giornalismo investigativo su un caso “a pista fredda”

Come analizzare un Cold Case e fare giornalismo investigativo su un caso “a pista fredda”

Anche tu, come tutti noi, puoi farti affascinare dai personaggi di serie televisive come “Cold Case”. Oppure “True Detective” e “CSI: Crime Scene Investigation”.

Per non parlare di “Sherlock Holmes”, uno dei più affascinanti investigatori della finzione letteraria.

Vuoi capire come si mettono insieme tutti i pezzi di un puzzle. Ti interessa sapere come si lavora per identificare il colpevole in un vecchio caso (mai risolto) di omicidio.

Questa curiosità tocca sia i professionisti che gli appassionati dei generi thriller. Ed è un buon motivo per avvicinarsi allo studio dei Cold Case, i casi “a pista fredda”.

I Cold Case, espressione di origine anglosassone, sono i casi giudiziari rimasti per anni (o addirittura decenni) insoluti.

Oppure quei casi che presentano nodi non risolti; e molti aspetti ancora da scoprire. Ne è un esempio il sequestro e omicidio di Milena Sutter

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Cold Case – corso di formazione “Analisi crimino-mediatica dei Cold Case: il caso del Biondino della Spider Rossa”

Cold Case – corso di formazione “Analisi crimino-mediatica dei Cold Case: il caso del Biondino della Spider Rossa”

28I “Cold Case” – i casi di cronaca nera a “pista fredda” – ci hanno sempre appassionato. La serie televisiva “Cold Case” ha sempre avuto un grande riscontro di pubblico. Questo perché gli enigmi non risolti, i problemi rimasti aperti sollecitano la nostra curiosità.

Un Cold Case richiede comunque un metodo per essere affrontato. E, se possibile, risolto. Un caso a “pista fredda” – l’espressione Cold Case è di origine angloamericana – necessita di una strategia e di interventi mirati perché possa essere portato a soluzione.

Al tema dei “Cold Case”, da un punto di vista criminologico e da quello mediatico, è dedicato un corso di formazione organizzato dall’Associazione Psicologo di Strada per venerdì 19 ottobre 2018, dalle 14.30 alle 19, a Verona, nella sala conferenze di Legambiente, in via Bertoni 4 (di fronte al liceo Messedaglia e vicino al Tribunale).

Il titolo del corso è: “Analisi crimino-mediatica dei Cold Case: il caso del Biondino della Spider Rossa”. Il corso di formazione, partendo dai concetti generali, si concentrerà su quanto è emerso studiando, analizzando e indagando la vicenda che ha portato alla pubblicazione del libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” (editore Cacucci, 2018).

Il costo del corso è di 78 euro, comprensivi del libro, del materiale didattico e dell’attestato di partecipazione.

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La costruzione dei “Mostro”: aspetti mediatici e criminologici – Corso di formazione

La costruzione dei “Mostro”: aspetti mediatici e criminologici – Corso di formazione

Come nasce il “Mostro” sui giornali, in televisione e sul web? E come nasce il “Mostro” dal punto di vista della Psicologia e della Criminologia?

A questi interrogativi vuole dare risposta un corso di formazione organizzato dall’Associazione Psicologo di Strada per venerdì 30 novembre 2018,
dalle 14.30 alle 19, a Verona
, nella sala conferenze di Legambiente, in via Bertoni 4 (di fronte al liceo Messedaglia e vicino al Tribunale).

Il titolo del corso è: “La costruzione del Mostro: aspetti mediatici e psico-criminologici. Il caso del Biondino della Spider Rossa”. Il corso di formazione,
partendo dai concetti generali, si concentrerà su quanto è emerso studiando, analizzando e indagando la vicenda che ha portato alla pubblicazione
del libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” (editore Cacucci, 2018).

Il costo del corso è di 78 euro, comprensivi del libro, del materiale didattico e dell’attestato di partecipazione.

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Mediazione interculturale, comunicazione e gestione dei conflitti | Master universitario

Mediazione interculturale, comunicazione e gestione dei conflitti | Master universitario

Mediazione interculturale, Comunicazione interculturale, Gestione dei conflitti: sono questi le professionalità a cui prepara il Master in “Intercultural Competence and Management – Comunicazione, Gestione dei conflitti e Mediazione interculturale in ambito aziendale, educativo, sociosanitario, giuridico, dei mass media e per l’italiano L2 (I livello – on line)”.

Organizzato dal Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, è un Master universitario con formazione a distanza e tre seminari in presenza.

“L’obiettivo di questa formula”, spiega il direttore del Master in Mediazione interculturale, Comunicazione interculturale e Gestione dei conflitti, Agostino Portera, “è di consentire lo studio anche a chi lavora, ha famiglia o vive lontano dall’Università degli Studi di Verona”.

Sono aperte le iscrizioni all’edizione 2018-2019 di questo corso di alta formazione universitaria.

Il termine per iscriversi a questo corso di alta formazione universitaria è il 7 ottobre 2018.

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Giornalismo interculturale: il razzismo, la semina dell’odio e la rinuncia a essere giornalisti

Giornalismo interculturale: il razzismo, la semina dell’odio e la rinuncia a essere giornalisti

Ne abbiamo fatta di fatica per arrivare a fare i giornalisti. Non è vero? Tranne qualcuno, che non sapeva quale mestiere fare, ci siamo battuti come leoni per ritagliarci lo spazio in un giornale.

Oggi che i giornali tradizionali sembrano al tramonto (ma anche la Tv generalista non promette un futuro eterno…), il giornalismo è più vivo che mai.

Se dovessimo contare tutti quelli che avrebbero voluto fare i giornalisti, saremmo dieci volte tanto. Se poi ci mettiamo quelli che l’hanno sognato, la cifra si gonfia a dismisura.

E’ allora il caso sprecare la nostra fatica per essere al servizio di questo o quel cicisbeo?

Uno dei grandi maestri del giornalismo italiano, Sergio Lepri, ci ricorda che il giornalista ha una funzione di “mediazione” tra le fonti e il lettore. Fra ciò che accade, o che qualcuno racconta essere successo, e il pubblico.

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Razzismo e media, quando il linguaggio diventa una forma di discriminazione

Razzismo e media, quando il linguaggio diventa una forma di discriminazione

L’agenzia d’informazioni Ansa, in una notizia da Brescia dello scorso maggio 2018, evidenzia come l’assassino di un anziano bresciano sia opera di un “figlio adottivo”.

L’assassino, 40 anni, è il figlio della moglie – di origine polacca, sottolinea la notizia di agenzia – dell’anziano ucciso.

Cosa c’entra l’essere “adottivo” e l’essere figlio di una donna polacca con il delitto?
Non c’entra nulla. Lo apprendiamo all’ultima riga della notizia, quando si parla dei precedenti penali per droga dell’assassino.

Il problema non è però solo della notizia sul sito dell’agenzia Ansa. Tutti gli altri siti web, giornali e media che riprendono la notizia
ripetono lo stesso schema di lettura del fatto. E utilizzano lo stesso linguaggio discriminatorio verso l’essere figli adottivi.

Questa notizia pone il tema del “razzismo strisciante” e della scarsa formazione dei giornalisti nel trattare certe tematiche.

Sul sito di ProsMedia l’analisi della notizia e le considerazioni di Maurizio Corte.

(news del 07.06.2018)

Siccurezza: i ladri di spiccioli fanno notizia. E gli evasori fiscali? I media li ignorano

Siccurezza: i ladri di spiccioli fanno notizia. E gli evasori fiscali? I media li ignorano

Cos’è una notizia? Te lo sarai chiesto molte volte, nel leggere i giornali. Oppure nello scrivere un articolo.

La notizia, mi insegnò tanti anni fa un collega giornalista, è portare un certo fatto o evento all’attenzione del lettore.
Un evento o fatto qualsiasi? No. Un fatto, evento, personaggio o situazione che meritano di essere raccontati al nostro lettore.

Un po’ come fa la comare del paese. Mica racconta fatti o persone già saputi dai suoi astanti. O quisquilie che non interessano a nessuno.

La comare del paese ti racconta “notizie”: roba che ti inchioda alla sedia e non ti lascia più. Sennò, che comare è?

Oggi l’agenzia Ansa titola così un furto, sul suo sito web: “Arrestati per furto migranti sbarcati. In manette due dei 13 algerini arrivati all’alba in Sardegna”.

In un articolo in home page, la stessa agenzia pubblica questa notizia: “Turisti tedeschi denunciati per furto ai danni di operaio napoletano. Si sarebbero impossessati di un portafoglio con 50 euro”.

Che importanza ha il furto di due migranti sbarcati in Sardegna? E quella di turisti tedeschi che sono stati denunciati per… 50 euro?

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In libreria il libro “Il Biondino della Spider Rossa” sul caso di Milena Sutter

In libreria il libro “Il Biondino della Spider Rossa” sul caso di Milena Sutter

E’ in libreria il libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, edito da Cacucci (Bari) e scritto da Laura Baccaro e Maurizio Corte dopo una ricerca universitaria durata otto anni.

il libro ricostruisce il caso di Milena Sutter, 13 anni, scomparsa giovedì 6 maggio 1971 a Genova, alle ore 17, all’uscita della Scuola Svizzera, in via Peschiera. Il suo corpo viene ritrovato in mare dopo due settimane, giovedì 20 maggio, sempre alle 17.

Condannato per il sequestro e l’omicidio di Milena Sutter è Lorenzo Bozano, 25 anni nel 1971, un perdigiorno della buona borghesia genovese.

Bozano, che sta scontando l’ergastolo a Porto Azzurro (all’isola d’Elba), ancora oggi si professa innocente.

(news del 25.05.2018)

 

 

Razzismo e media: il razzismo dei giornali e gli imprenditori della paura

Razzismo e media: il razzismo dei giornali e gli imprenditori della paura

Torna la parola “clandestino” sulla stampa italiana, a cominciare dal principale quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, ci segnala il sito web sulla Carta di Roma.
Gli imprenditori della paura – che si mostrano allarmati per coprire la corruzione su cui prosperano – possono giovarsi, ancora oggi, del razzismo strisciante di un giornalismo in decadenza.

Come scrive Valerio Cataldi: “La paura torna prepotente, condita del linguaggio più becero in ossequio di esigenze che con l’informazione hanno poco a che fare. Clandestino è una delle parole preferite di chi sceglie con determinazione di seminare panico e di inseguire gli slogan della politica piuttosto che fare informazione”.

Quello di certi giornali, prosegue Cataldi, “è un mestiere diverso che non si cura di conservare dignità giornalistica, snobbando la verità, e che mira a offrire una percezione distorta della realtà, si diverte a spuntare all’improvviso da dietro gli angoli per scuotere le nostre viscere e spingerci a scegliere cosa votare”.

Mai come oggi possiamo dire che i giornalisti possono decidere da che parte stare: dalla parte della professionalità, dell’indipendenza, del rispetto della dignità umana e dei diritti.
Oppure dalla parte dei razzisti, della stampa asservita, dell’ignoranza, della violenza verbale e della decadenza economica che porta i giornali a chiudere.
(news del 06.05.2018)

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

Yara Gambirasio e i media devoti a un’unica verità. Crimine, giustizia e televisione

Yara Gambirasio e i media devoti a un’unica verità. Crimine, giustizia e televisione

Hai mai avvertito la sgradevole sensazione di un’informazione a senso unico? Quella che ti impone una sua verità, che prescinde dalla verità sostanziale dei fatti.

E’ una presenza inquietante che ritroviamo nelle dittature. Ma che possiamo riscontrare anche in una democrazia, dove la stampa deve avere lo spazio per analizzare in modo autonomo e critico quanto accade.

Dopo nove mesi dall’uscita ho osservato le puntate di “IGNOTO 1”, il documentario in quattro parti nato da un’idea di BBC e prodotto dall’inglese Amber TV e dall’italiana Run to Me Film in collaborazione con Sky e BBC.

“Ignoto 1 – Yara, DNA di un’indagine” – così venne presentato nel luglio 2017 – il documentario che, stando alla pubblicità sul web, “approfondisce il lungo lavoro di ricerca e analisi scientifica alla base dell’inchiesta relativa al caso Gambirasio”.

La vicenda è quella nota di Yara Gambirasio, scomparsa nel novembre del 2010 nel Bergamasco e trovata senza vita a febbraio del 2011. Per la sua uccisione è stato condannato, con pena confermata in secondo grado, Massimo Giuseppe Bossetti, chiamato il “muratore di Mapello” (Bergamo).

Quello trasmesso su Sky è il più sconcertante “documentario a senso unico” che io abbia avuto modo di analizzare, in una Tv privata, in un Paese democratico.

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