Crimine e giustizia/4: Scienza e Giustizia nel caso del “Biondino della Spider Rossa”

Crimine e giustizia/4: Scienza e Giustizia nel caso del “Biondino della Spider Rossa”

Cosa rende attuale la vicenda di Milena Sutter, sparita a Genova il 6 maggio 1971 e ritrovata senza vita in mare dopo due settimane? E cos’ha di “contemporaneo” quella di Lorenzo Bozano, condannato in appello (nel 1975) per il sequestro e l’omicidio, per denaro, della ragazzina?

Uno dei motivi che possiamo cogliere nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” (Cacucci editore, 2018), scritto assieme a Laura Baccaro, è il rapporto fra Giustizia e Scienza.

La pubblica opinione, nel leggere i casi di cronaca nera, è affascinata dal presunto potere dell’esame del Dna. Il Dna è diventato quasi un “oggetto magico” che dà risposta a tutte le domande. Che tutto risolve.

Gli studiosi e gli esperti ci dicono che non è così. L’esame del Dna consente di avere informazioni in più. Come tutte le informazioni, esse possono essere decisive per dimostrare una certa ipotesi. Oppure per avvalorare una certa tesi.

L’esame del Dna non sostituisce, però, la ricerca, lo studio, l’analisi delle scene del crimine.

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Crimine e giustizia/3: i ladri di spiccioli fanno notizia. E gli evasori fiscali? I media li ignorano

Crimine e giustizia/3: i ladri di spiccioli fanno notizia. E gli evasori fiscali? I media li ignorano

Cos’è una notizia? Te lo sarai chiesto molte volte, nel leggere i giornali. Oppure nello scrivere un articolo.

La notizia, mi insegnò tanti anni fa un collega giornalista, è portare un certo fatto o evento all’attenzione del lettore.
Un evento o fatto qualsiasi? No. Un fatto, evento, personaggio o situazione che meritano di essere raccontati al nostro lettore.

Un po’ come fa la comare del paese. Mica racconta fatti o persone già saputi dai suoi astanti. O quisquilie che non interessano a nessuno.

La comare del paese ti racconta “notizie”: roba che ti inchioda alla sedia e non ti lascia più. Sennò, che comare è?

Oggi l’agenzia Ansa titola così un furto, sul suo sito web: “Arrestati per furto migranti sbarcati. In manette due dei 13 algerini arrivati all’alba in Sardegna”.

In un articolo in home page, la stessa agenzia pubblica questa notizia: “Turisti tedeschi denunciati per furto ai danni di operaio napoletano. Si sarebbero impossessati di un portafoglio con 50 euro”.

Che importanza ha il furto di due migranti sbarcati in Sardegna? E quella di turisti tedeschi che sono stati denunciati per… 50 euro?

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Crimine e giustizia/2: Yara Gambirasio e i media devoti a un’unica verità

Crimine e giustizia/2: Yara Gambirasio e i media devoti a un’unica verità

Hai mai avvertito la sgradevole sensazione di un’informazione a senso unico? Quella che ti impone una sua verità, che prescinde dalla verità sostanziale dei fatti.

E’ una presenza inquietante che ritroviamo nelle dittature. Ma che possiamo riscontrare anche in una democrazia, dove la stampa deve avere lo spazio per analizzare in modo autonomo e critico quanto accade.

Dopo nove mesi dall’uscita ho osservato le puntate di “IGNOTO 1”, il documentario in quattro parti nato da un’idea di BBC e prodotto dall’inglese Amber TV e dall’italiana Run to Me Film in collaborazione con Sky e BBC.

“Ignoto 1 – Yara, DNA di un’indagine” – così venne presentato nel luglio 2017 – il documentario che, stando alla pubblicità sul web, “approfondisce il lungo lavoro di ricerca e analisi scientifica alla base dell’inchiesta relativa al caso Gambirasio”.

La vicenda è quella nota di Yara Gambirasio, scomparsa nel novembre del 2010 nel Bergamasco e trovata senza vita a febbraio del 2011. Per la sua uccisione è stato condannato, con pena confermata in secondo grado, Massimo Giuseppe Bossetti, chiamato il “muratore di Mapello” (Bergamo).

Quello trasmesso su Sky è il più sconcertante “documentario a senso unico” che io abbia avuto modo di analizzare, in una Tv privata, in un Paese democratico.

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Crimine e giustizia/1: i media non rappresentano la realtà

Crimine e giustizia/1: i media non rappresentano la realtà

La conoscenza e la comprensione che il pubblico ha sul crimine e i criminali sono per gran parte basate su quanto ha visto o sentito attraverso i media. Ce lo ricordano gli studiosi Marsh e Melville nel libro “Crime, justice and the media” (Routledge, New York, 2014).

La storia del giornalismo e della stampa, soprattutto popolare, ci rivela che sul tema del crimine e dei criminali vi è stata da sempre una sovrapposizione tra fatti realmente accaduti e loro rappresentazione a livello di fiction.

Ne è una dimostrazione, ci ricordano ancora Marsh e Melville, il fatto che abbiamo sin dal Novecento un collegamento fra la realtà degli investigatori di professione e i personaggi che interpretavano nei film e nei romanzi la parte dei detective. Non solo, gli stessi personaggi della finzione – come nel caso di Sherlock Holmes – hanno avuto un ruolo nello sviluppo dell’investigazione del crimine in ambito forense.

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