Razzismo e media, quando il linguaggio diventa una forma di discriminazione

Razzismo e media, quando il linguaggio diventa una forma di discriminazione

L’agenzia d’informazioni Ansa, in una notizia da Brescia dello scorso maggio 2018, evidenzia come l’assassino di un anziano bresciano sia opera di un “figlio adottivo”.

L’assassino, 40 anni, è il figlio della moglie – di origine polacca, sottolinea la notizia di agenzia – dell’anziano ucciso.

Cosa c’entra l’essere “adottivo” e l’essere figlio di una donna polacca con il delitto?
Non c’entra nulla. Lo apprendiamo all’ultima riga della notizia, quando si parla dei precedenti penali per droga dell’assassino.

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Razzismo e media: il razzismo dei giornali e gli imprenditori della paura

Razzismo e media: il razzismo dei giornali e gli imprenditori della paura

Torna la parola “clandestino” sulla stampa italiana, a cominciare dal principale quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, ci segnala il sito web sulla Carta di Roma.
Gli imprenditori della paura – che si mostrano allarmati per coprire la corruzione su cui prosperano – possono giovarsi, ancora oggi, del razzismo strisciante di un giornalismo in decadenza.

Come scrive Valerio Cataldi: “La paura torna prepotente, condita del linguaggio più becero in ossequio di esigenze che con l’informazione hanno poco a che fare. Clandestino è una delle parole preferite di chi sceglie con determinazione di seminare panico e di inseguire gli slogan della politica piuttosto che fare informazione”.

Quello di certi giornali, prosegue Cataldi, “è un mestiere diverso che non si cura di conservare dignità giornalistica, snobbando la verità, e che mira a offrire una percezione distorta della realtà, si diverte a spuntare all’improvviso da dietro gli angoli per scuotere le nostre viscere e spingerci a scegliere cosa votare”.

Mai come oggi possiamo dire che i giornalisti possono decidere da che parte stare: dalla parte della professionalità, dell’indipendenza, del rispetto della dignità umana e dei diritti.
Oppure dalla parte dei razzisti, della stampa asservita, dell’ignoranza, della violenza verbale e della decadenza economica che porta i giornali a chiudere.
(news del 06.05.2018)

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

Razzismo e “hate speech”: le tre regole fondamentali del Giornalismo Interculturale

Razzismo e “hate speech”: le tre regole fondamentali del Giornalismo Interculturale

L’idea di odiare qualcuno non mi è mai davvero appartenuta.

E’ una perdita di energie, non trovi?

Sono nato per lasciare dietro di me qualche cosa di positivo, come te del resto. Perché dovremmo essere ricordati per avere distribuito odio e rancori?

Come giornalista, qual è stato il tuo sogno più grande?
Fin dall’inizio il mio sogno è stato quello di raccontare la città in cui vivevo. Ho così riempito il mio bloc-notes di appunti su quello che mi raccontava la gente.

“Porta i lettori sul giornale”, ci insegnavano una volta i vecchi capi della cronaca. Ma è giusto scrivere tutto quello che la gente ti dice? E’ giusto amplificare il suono delle parole in libertà?

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