Cos’è il Giornalismo Interculturale? Te lo sarai chiesto più volte, leggendo questa “etichetta” che ho voluto introdurre in Italia una dozzina di anni fa, prendendo spunto dall’Intercultural Journalism del giornalista e docente universitario americano Kenneth Starck e dalla giornalista e docente universitaria spagnola Estrella Israel Garzon (con il “periodismo intercultural”).

Il Giornalismo Interculturale non è un giornalismo “buonista”. E’ un “buon giornalismo”. Un giornalismo attento ai fatti, rispettoso delle persone, difensore della legalità, del rispetto delle regole e dei diritti umani. Al punto da arrivare ad affermare – e su questo mi trovo in ottima compagnia – che il rispetto della dignità delle persone viene prima dell’esercizio del diritto di cronaca.

Il diritto di cronaca – sia chiaro – è sacrosanto. Ma non può in alcun modo calpestare il rispetto della dignità delle persone, specie di quelle più deboli, povere e indifese.

L’agenzia Ansa, con un’iniziativa interessante sul piano giornalistico pur con alcuni limiti, parla di carceri, di detenuti e di giustizia nel magazine online Ansa Magazine #120.

E’ un esempio di come si possa cambiare la tradizionale agenda dei media. Di come si possa fare giornalismo ben oltre il gossip, che è una forma di giornalismo gustoso ma che non può essere l’unico modo di fare notizia.

Quando ci troviamo di fronte ad iniziative come quelle dell’agenzia Ansa sul mondo delle carceri, comprendiamo che si possono trattare argomenti diversi da quelli di tutti i giorni.
E lo si può fare anche sul web, che non è fatto solo di giornalismo “leggero”.

Nel fare Giornalismo Interculturale, sentiamo di essere al centro del fare cronaca nel modo più nobile, affascinante e difficile: dare parola a chi parola non ha mai.

Maurizio Corte
@cortemf
*** Post pubblicato (ultima edizione) il giorno 11 giugno 2018
*** Foto dal sito web www.unsplash.com

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