Cos’è una notizia? Te lo sarai chiesto molte volte, nel leggere i giornali. Oppure nello scrivere un articolo.

La notizia, mi insegnò tanti anni fa un collega giornalista, è portare un certo fatto o evento all’attenzione del lettore.
Un evento o fatto qualsiasi? No. Un fatto, evento, personaggio o situazione che meritano di essere raccontati al nostro lettore.

Un po’ come fa la comare del paese. Mica racconta fatti o persone già saputi dai suoi astanti. O quisquilie che non interessano a nessuno.

La comare del paese ti racconta “notizie”: roba che ti inchioda alla sedia e non ti lascia più. Sennò, che comare è?

Oggi l’agenzia Ansa titola così un furto, sul suo sito web: “Arrestati per furto migranti sbarcati. In manette due dei 13 algerini arrivati all’alba in Sardegna”.

In un articolo in home page, la stessa agenzia pubblica questa notizia: “Turisti tedeschi denunciati per furto ai danni di operaio napoletano. Si sarebbero impossessati di un portafoglio con 50 euro”.

Che importanza ha il furto di due migranti sbarcati in Sardegna? E quella di turisti tedeschi che sono stati denunciati per… 50 euro?

Come mai non è importante un commerciante o un professionista (o un’azienda) che rubano decine di migliaia di euro evadendo il fisco?

L’allarme sociale è lo stesso: sottrarre 50 euro a un portafogli non è più grave del privare di migliaia di euro le casse dello Stato.

I soldi della fiscalità, lo sai bene, pagano scuola, sicurezza (polizia, esercito, magistratura), pensioni, stipendi della pubblica amministrazione, assegni per le fasce più deboli e povere della popolazione.

Due eventi (furto ed evasione fiscale) sono letti in modo opposto dalla maggiore agenzia di stampa italiana.

I giornalisti che scelgono le notizie e le titolano – i “gatekeepers” – non valutano importante il furto di migliaia di euro (o di milioni, spesso) che rende insicure le città e impoverisce i più deboli.

I giornalisti si baloccano con le notizie sul crimine – evadere il fisco è un furto, quindi è un atto criminale – senza curarsi dei pesi degli eventi.

La domanda, allora, su questo punto si impone in tutta la sua forza e cogenza: “Quanto i media influenzano la percezione del crimine e della insicurezza?”.

E ancora: “Quanto l‘idea di atto criminale ha radici nella rappresentazione che i media danno di atti, situazioni ed eventi”.

Il rapporto fra crimine, giustizia e media merita così di essere tematizzato quando fai giornalismo. Quando fai comunicazione.

Non vi sono atti neutrali. Ogni azione è una scelta di campo, che ha effetti comunicativi sul contesto entro cui ti muovi.

Possiamo dire che ogni comunicazione è una scelta “ideologica”. Che trasmette valori e visioni del mondo a livello politico e sociale.

Il tema “crimine, giustizia e media” non è allora un argomento neutro. Ci tocca tutti da vicino, come “animali sociali”. E’ insomma un atto politico gravido di conseguenze.

Maurizio Corte
@cortemf
*** Post pubblicato (ultima edizione) il 2 giugno 2018

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