“Sono 20 i suicidi, fino al 3 giugno 2018, registrati nel sito di Ristretti Orizzonti, un numero che deve far riflettere sullo stato della vivibilità quotidiana delle carceri. Cioè come si vive dentro, cosa fa una persona ristretta, qual è il suo livello di povertà economica, socio-culturale, affettivo e relazionale, ovvero di quali risorse dentro e fuori può far conto durante la detenzione”. A dirlo è Laura Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, conoscitrice del mondo del carcere per le attività di consulenza e di ricerca che da anni vi svolge.

“Puntare i riflettori sull’affollamento delle carceri come unica causa del suicidio e degli atti autolesivi è fuorviante”, sottolinea Laura Baccaro. “Il lavoro in carcere, dove presente, coinvolge un numero bassissimo di detenuti così come la scuola. Per la quasi totalità dei reclusi è un “tempo in branda”. Un tempo vuoto”.

Costruire nuove carceri è lo slogan del momento. L’obiettivo è semplice: togliere di torno le persone per un certo periodo. non certo è pensato con una funzione risocializzante. Perché le persone, scontata la loro pena, escono più povere di quando sono entrate”, fa notare la criminologa Laura Baccaro.

(news del 06.06.2018)

 

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