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E’ interessante scoprire che anche in tema di adozione di bambine e bambini i media hanno un ruolo importante.

Lo hanno, soprattutto, la televisione, i social network e internet in generale.

Pesano molto meno i libri, gli articoli di giornale e i periodici. Essi svolgono una fonte residuale d’informazione.

Per oltre il 70% degli italiani, l’opinione sull’adozione è poi influenzata da fonti specialistiche (ad esempio i servizi sociali dedicati all’adozione), oltre che dall’esperienza diretta personale.

Gli italiani hanno un’opinione tutto sommato positiva dell’adozione di bambini. Tanto che la consiglierebbero, come via da prendere in considerazione, a una coppia che è impossibilitata a procreare.

A dirci tutto questo è una ricerca universitaria condotta su scala nazionale, sulle adozioni di minori, promossa dall’associazione ItaliaAdozioni, che si occupa di cultura dell’adozione e dell’affido.

La ricerca – progettata dai docenti universitari di sette atenei italiani (fra cui l’Università di Verona) – aveva come obiettivo quello di comprendere quali siano gli atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’adozione di bambini e delle famiglie con figli adottivi e il ruolo giocato dai media.

La ricerca è stata resa possibile grazie ai contributi di Fondazione Cattolica Assicurazione, Fondazione Cariplo e Banca di Credito Cooperativo di Milano.

“Più del 71% del campione conosce l’adozione, conosce delle famiglie adottive e le ammira”, spiega Ivana Lazzarini, presidente di ItaliaAdozioni. “L’esperienza diretta è la fonte principale di informazione e di conoscenza dell’adozione, anche se la percentuale di adozioni (nella propria famiglia o tra parenti) nel campione è bassa e in linea con la percentuale di persone adottate nella popolazione italiana (inferiore al 10%)”.

Secondo la maggioranza degli italiani, quelli adottivi sono considerati genitori a tutti gli effetti, persone altruiste e benestanti, pur mosse dal bisogno di riempire un vuoto.

Unica nota grigia riguarda i temi della ‘nazionalità italiana’: se per il nostro ordinamento giuridico è chiaro che “gli adottati nati in un altro paese sono cittadini italiani a tutti gli effetti”, lo è meno per gli intervistati, che nel 60% dei casi ritiene che la maggior parte delle persone non sia concorde con tale affermazione.

La domanda da porsi, alla luce di questi dati, è se vi sia una correlazione fra l’uso della televisione, dei social media e di internet come fonti principali di notizie; e i dubbi sulla “nazionalità italiana” dei bambini e delle bambine adottati.

Mi viene da pensare che la scarsa influenza che hanno libri e articoli di giornale stia a significare solo una cosa: la mancanza di riflessione critica, di attenzione consapevole e di passione per la conoscenza da parte di chi fruisce delle notizie sull’adottare bambini.

Che noi genitori adottivi – ho adottato una figlia cilena, Stefani, nel 2003 – si sia rappresentati malaccio in televisione lo dimostra, ultima nella lista, la serie Tv “Il Processo”.

Pur essendo una produzione di qualità, sia sul piano tecnico che su quello narrativo, ci tocca sopportare per almeno quattro volte l’etichetta di “genitori veri” appiccicata addosso ai genitori biologici.

Perché noi genitori adottivi siamo “genitori falsi”? Forse gli autori della sceneggiatura non sanno che i genitori adottivi sono spesso l’ultima prova d’appello per i figli adottivi, prima della caduta.

Non che tutti i genitori adottivi siano bravi genitori. Non voglio dire questo. Così come – mia figlia lo sa – ho la massima considerazione per la mamma che l’ha messa al mondo.

Trovo che rappresentarci come “genitori rattoppo” (mentre alla base ci sono i “genitori veri”) sia ingiusto. Oltre che sbagliato.

Nella stessa fiction, diciamo la verità, la coppia di genitori adottivi di una figlia morta in circostanze tutte da scoprire viene rappresentata in modo negativo.

Se è giusto finirla di rappresentare noi genitori adottivi come “agiati, di cultura, abitanti ottime dimore”; è altrettanto giusto evitare di rappresentarci come disperati senza arte né parte, né capacità di discernimento come accade in quella fiction televisiva.

Il ruolo dei media – dal giornalismo alla fiction – nel rappresentare la genitorialità è importante. Sia essa la genitorialità biologica che quella adottiva.

Così come è importante e delicato il ruolo dei media nel rappresentare i figli e le figlie adottivi.

Maurizio Corte
@cortemf

(nella foto il libro “Cara adozione”, raccolta di lettere a cura Roberta Cellore per conto di ItaliaAdozioni)