La vita ci insegna che l’incertezza è parte di noi. Così accade anche a Helene, la protagonista del romanzo “Silenzi incrociati”.

Nelle storie i personaggi cambiano. Non possono restare eguali a sé stessi. Ancor meno se si tratta del protagonista della storia.

Chi resta eguale a sé stesso è prevedibile, noioso, senza novità. E noi umani rifuggiamo la noia e l’immobilità come la peggiore delle malattie.

Cambiamo noi, esseri umani, anche quando non siamo personaggi di nessuna storia. E cambiamo nella vita reale e nel racconto che facciamo dei giorni passati.

Cambiamo ancor più quando la storia della vita ci chiama al dramma, alla battaglia, al metterci in gioco.

Solo un beota può pensare di restare identico. E solo un illuso può credere di narrare il proprio passato senza farvi qualche “ritocchino”.

Accade, così, che pure Helene Bassetti, protagonista del romanzo Silenzi incrociati che sto scrivendo, sia giocoforza costretta a modificarsi.

Helene è chiamata all’incertezza, fuori del suo mondo tranquillo della campagna veronese. Sarà una lezione importante, per lei, dato che l’incertezza è parte del nostro vivere: dalla singola persona all’impresa.

Gran bella figliola, 27 anni, dottoranda di ricerca in Giornalismo Investigativo all’Università degli Studi di Verona, Helene pensa di cavarsela con poco per la sua tesi.

Come si dice in certo gergo giovanile, Helene credeva di “sfangarla” senza fatica.

Voleva scrivere una tesi su un caso di cronaca nera chiuso e sepolto. Risolto e passato in giudicato. Senza nulla da scoprire, se non i riflessi mediatici e il lavoro degli investigatori.

Noi esseri umani viviamo di illusioni. E pure Helene si illude di cavarsela fra apericena universitari e assegno di ricerca, tra lezioni da prendere come vengono; e un caso da studiare come si studia un lombrico. Senza attendersi novità.

Invece, Helene incontra sulla sua strada il caso criminale e giudiziario di Anna Keller e Lorenzo Martini.

La vicenda è ispirata liberamente al caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

 

Come si diventa scrittore - articolo di Maurizio Corte - blog Corte&Media - photo Dariusz Sankowski

 

Come l’Eroe, anche noi passiamo dall’ingenuità alla fatica del vivere

Come tutti gli eroi, anche Helene ha il suo tallone d’Achille. Ha un suo dolore e qualcosa non risolto che vengono dal passato.

Proprio quel “qualcosa di non risolto” e quel dolore la portano a voler capire. Esce dalla sua zona sicura, la comfort zone, per avventurarsi sui terreni insidiosi della ricerca e della scoperta della verità.

All’inizio Helene è ingenua e su quella sua beata ignoranza ci sguazza pure. Poi capisce che la posta in gioco è importante: c’è di mezzo la narrazione veritiera. In ballo vi è l’arrendersi alla menzogna o il tentare di accendere luci su una giovane donna che un poco le assomiglia.

Il passaggio dall’ingenuità alla dura realtà è proprio della scrittura di finzione – del romanzo con il viaggio dell’Eroe – e della vita che viviamo ogni giorno.

Per questo sono innamorato di Helene, la protagonista del romanzo “Silenzi incrociati”.

Non perché l’ho creata io questa giovane donna, che è crogiuolo di nonne che ho avuto, di donne immaginate e di figlie solo in parte incontrate.

Non perché è il romanzo nasce da me: né Helene è mia, né la storia è mia. Mi sono stati dati da qualcuno che abita in una dimensione diversa dalla nostra.

Sono innamorato di Helene, l’eroina che compie il suo viaggio fra cadute e rinascite, perché – come tutti gli Eroi – è una di noi. E ci rappresenta.

 

Giornalismo, comunicazione, scrittura e media - Maurizio Corte - Agenzia Corte&Media -photo Jon Tyson ---

 

Gestire il cambiamento fino all’Elisir

La questione di fondo, allora, è quella di gestire il cambiamento. Anche la nostra vita è fatta di “tre atti” alla volta: il contesto, con l’Eroe (noi) che non vuole entrare in campo; il conflitto con chi ci impedisce di essere e fare ciò che è importante siamo e facciamo; la risoluzione.

Come finisce la nostra storia umana e personale in tre atti?

Finisce, come ci insegna Christopher Vogler nel Viaggio dell’Eroe, con l’Eroe o l’Eroina (ciascuno di noi) che torna con l’Elisir. Perché, comunque vada, la vita qualcosa ci insegna. E, in questo, è sempre una vittoria e mai una sconfitta.

“Le battaglie non si perdono mai, si vincono sempre”, è uno dei motti del medico argentino Ernesto Guevara de la Serna (il rivoluzionario detto il “Che”).

Già il combattere è una vittoria. Perché, alla fine dell’incertezza propria della battaglia, come eroi torniamo a casa con una serie di insegnamenti.

Anche Helene, la mia amata Eroina, torna con gli insegnamenti che la sua esperienza, il suo viaggio le donano. Come comunicatori, come giornalisti anche noi torniamo con un regalo, con un elisir.

E’ questo il bagaglio di esperienze di cui è importante far tesoro.

Maurizio Corte
@cortemf

*** Il libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, a cui si ispira il mio romanzo, lo puoi ordinare in libreria oppure, in ebook o di carta, su Amazon.

 

Photo: thanks to Edgar Hernandez (Unsplash)
La canzone che associo a questo articolo è “Vivere”, il capolavoro di Vasco Rossi.