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Le imprese sono di fronte a una crisi da far tremare i polsi.

Quale ruolo ha la comunicazione in questa situazione? Un dato è certo: ascoltare è il segreto per vincere.

C’è una virtù che è molto rara. Da sempre. Ed è quella dell’ascolto.

Non è solo colpa della fretta, se non ascoltiamo gli Altri.

E’ che nulla e nessuno sono più importanti, ai nostri occhi, di noi stessi e dei nostri interessi.

Un tempo, questa realtà delle relazioni umane la consideravo deludente. Inaccettabile.

“Ho trovato barbari dove cercavo uomini”, scrissi un giorno in un racconto – “Dialogo con Alessio” – dedicato a mio nonno paterno, Alessio Corte (1903-1977).

Alessio Corte – maestro coloritore – lavorava per il Ministero della Difesa, all’Arsenale di Verona. Era persona attenta e silenziosa. Misurava le parole. Era abituato più ad ascoltare che a parlare.

Alessio aveva nell’anima e fra i denti il silenzio dei montanari, dato che era nato da Valli del Pasubio.

A distanza di molti anni ho capito la sua lezione. E ogni volta mi rammarico di non essere stato come lui.

L’ascolto vale più del saper parlare

Mi ci volle la lettura di Dale Carnegie (1888-1955), per capire il valore dei silenzi di Alessio.

Nel libro “Come trattare gli altri e farseli amici”, Dale Carnegie – scrittore e insegnante statunitense – ci racconta una grande verità.

“Conosco una quantità di commercianti che pagano affitti da favola, spendono milioni in pubblicità, preparano vetrine bellissime”, scrive Dale Carnegie.

Quei commercianti, prosegue lo scrittore “non hanno il buon senso di assumere commessi che sappiano ascoltare il cliente con un minimo di garbo, senza interromperlo, contraddirlo, irritarlo e indurlo ad andarsene a mani vuote”.

Poi Dale Carnegie racconta che Isaac F. Marcosson, un giornalista che intervistò centinaia di celebrità, dichiarò che molta gente non riesce a fare una buona impressione perché non ascolta con attenzione.

“Sono così preoccupati di quello che stanno per dire che non si preoccupano certo di ascoltare… Persone molto importanti mi hanno detto che preferiscono avere a che fare con buoni ascoltatori piuttosto che con buoni parlatori”, riferisce Dale Carnegie citando il giornalista.

“La capacità di ascoltare sembra più rara di qualunque altra cosa”, sottolinea Dale Carnegie.

L’impresa che ascolta può superare il periodo di crisi

La crisi – sociale ed economica – provocata in tutto il mondo dal virus Covid-19, il Coronavirus, ha modificato abitudini, idee, comportamenti delle persone.

Nubi di incertezza si addensano sia sull’economia in generale; che su alcuni specifici settori. A cominciare dal turismo e dai viaggi.

Mai come in questo nostro tempo sospeso, a causa delle restrizioni imposte dalla lotta al virus, occorre ascoltare.

Siamo chiamati ad ascoltare l’Altro.

Siamo – lo si voglia o meno – chiamati ad apprezzare la diversità.

C’è un appello, che ci viene rivolto, ad ammettere i nostri errori.

Errori come professionisti, come imprenditori, come consulenti. Oppure come persone.

Temi che potevano sembrarci rinviabili o indigesti o da trattare con superficialità – giustizia sociale, giusta retribuzione, sostenibilità sociale e ambientale – ci si presentano come prove d’appello non più eludibili.

Possiamo rispondere all’appello e alle sfide della crisi economica solo mettendo in campo una Comunicazione Strategica.

La comunicazione strategica – insieme di messaggi e comportamenti miranti a un fine virtuoso per l’impresa – passa dal conoscere le forze in campo.

La comunicazione strategica passa dall’osservare l’Alterità che, stavolta causata dal virus, ci si para – prepotente – davanti.

L’impresa che osserva, ascolta, esamina, riflette è allora sulla strada giusta per superare la crisi.

Il superamento della crisi può avvenire in tre modi:

  • chiudendo un’esperienza e reinventandosi in un altro campo imprenditoriale;
  • migliorando quanto si sta facendo come impresa;
  • modificando il proprio modo di produrre merci o servizi

In alcune occasioni queste tre modalità possono andare assieme,

La prima modalità è la più grave e la più drastica: chiudere tutto.

Chiudere un’impresa – esperienza che ho vissuto nel 1992 – è doloroso: sul piano economico, psicologico, sociale e delle relazioni interpersonali.

Nella nostra cultura italiana, poi, da sempre il “fallimento” (inteso anche come metafora, oltre che in senso tecnico) è visto come una macchia. Un’onta che non si può cancellare.

Il problema è che è peggio proseguire un’esperienza che non porta frutti, rispetto al chiudere e al ripartire.

L’impresa e la ripartenza per superare la crisi e riemergere

L’ascolto è chiamato a concentrarsi sulle situazioni, sullo scenario e sulle persone.

Delle persone è bene che ci decidiamo ad ascoltare sentimenti, comportamenti, scelte, sogni e drammi, ansie e speranze.

Solo con l’ascolto delle persone, con l’ascolto e lo studio del contesto, con la proiezione del futuro potremo decidere:

  • come chiudere al meglio un’impresa e ripartire di slancio in altro ambito;
  • come migliorare quanto di buono riusciamo comunque a fare in questo tempo sospeso, vuoi per la nostra bravura o vuoi per una congiuntura favorevole;
  • come modificare il nostro modello imprenditoriale, le pratiche messe in campo e le relazioni che intratteniamo con i nostri collaboratori

Vi sono settori – come l’agroalimentare, il turismo, la ristorazione, i viaggi – che richiedono un ripensamento totale.

Chi pensa che fra poco tempo si tornerà ad aggregarci, sbaglia i suoi conti. Non ascolta.

Chi non coglie che il “distanziamento sociale” significa la fine – per almeno un triennio, fino a un possibile vaccino efficace – di alcune pratiche, di certi riti e di situazioni, vuol dire che non ascolta.

C’è una rivoluzione relazionale che ci tocca tutti. E in tempi brevi.

Nel corso di decenni siamo passati dall’essere, anche in Italia, una società “ad alto contesto” a una società “a basso contesto”.

Come ci insegnano gli psicologi sociali, la società “ad alto contesto” è quella della famiglia allargata, del valore e peso del gruppo sul singolo, dei condizionamenti dei parenti sulla nostra vita individuale.

Siamo diventati una società con famiglie mononucleari. E spesso mono-genitoriali.

Adesso abbiamo un ulteriore e repentino, improvviso “distanziamento sociale”.

Ha cambiato i consumi e i costumi il primo mutamento sociale (dall’alto al basso contesto).

Il primo mutamento sociale dall’alto al basso contesto ha cambiato i nostri schemi mentali: chi mai si farebbe influenzare, nelle scelte, in modo determinante dalla famiglia allargata?

Ora il distanziamento sociale cambia costumi, riti, comportamenti, consumi e schemi mentali.

Comunicazione e ascolto del “distanziamento sociale”

Solo ascoltando il distanziamento sociale possiamo pensare di portare noi e la nostra impresa su una rotta efficace. E verso un porto sicuro.

L’alternativa – la miopia e la sordità comunicative – è il proseguire come si è fatto sinora. Il pensare che tutto tornerà uguale. E il trovarsi su un binario morto.

Ecco l’importanza dell’ascolto, elemento fondamentale del concetto di “comunicazione”.

Nel “comunicare” non vi è solo un passaggio di informazione. Vi è un “mettere in comune”.

Possiamo “mettere in comune” e far passare la corretta informazione solo se ascoltiamo e rispettiamo l’Altro: persona, situazione, ambiente, contesto o futuro che sia.

E’ una scelta esistenziale, dell’anima, prima ancora che imprenditoriale o comportamentale, quella dell’ascolto.

Come ci ammonisce Dale Carnegie, “se volete proprio che la gente si faccia beffe di voi, vi rida dietro, vi disprezzi e vi sfugga, questa è la ricetta: non state mai ad ascoltare nessuno”.

Poi aggiunge Dale Carnegie: “La gente che parla solo di se stessa pensa salo a se stessa. E la gente che pensa solo a se stessa, come dice il dottor Nicholas Murray Butler, per lungo tempo rettore della Columbia University, rimane ignorante senza
speranza. Non c’è modo di toglierli dalla loro stupidità”.

A noi la scelta: affrontare in modo intelligente la crisi, per gestirla e superarla. O sprofondare nella stupidità.

A noi la scelta: affrontare il cambiamento sociale ed economico, provocato dal Coronavirus, con una Comunicazione Strategica dell’impresa, che parta dall’ascolto. Oppure finire su un binario morto.

Maurizio Corte
@cortemf

(photo by Matt Collamer, Unsplash)

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