Cos’è la libertà? Un insieme di ideali, pensieri, cose e valori. Un insieme di fattori per cui tanti hanno donato la vita.

Ma la libertà è anche il poter uscire, incontrare amici, abbracciare chi amiamo, bersi un aperitivo con una persona cara al bar. E poi ancora: andare al cinema, cenare nel ristorante che ci fa stare bene, prendere un aereo o un treno per andare chissà dove.

La libertà è lo stare bene. Poter respirare. Non essere legati a una macchina o a delle medicine.

Quanto pesa la privazione della libertà? Adesso lo sappiamo tutti. Perché tutti siamo stati agli “arresti domiciliari”, durante il lockdown della primavera 2020. 

Un anno infausto – il 2020 che va a finire – destinato a finire sui libri di Storia. Sia per il Coronavirus, che ha mietuto solo in Italia decine di migliaia di vittime; e sia per la rinuncia alle libertà a cui tanto siamo affezionati.

Una rinuncia che ci è pesata. Ci ha segnato. Ci resterà sulla pelle – quella prigione dentro casa nostra e quei divieti a vivere liberi – fino alla fine del nostri giorni. E nella memoria collettiva per secoli.

In questi giorni di festa – ma anche di riflessione, di rinunce, di dolore per alcuni e di sofferenza per molti – come Comitato di Gestione della Biblioteca “Andrea Porta” di Mezzane di Sotto vogliamo inviare a te e a tutti e tutte coloro che frequentano la biblioteca gli Auguri di un Santo Natale di pace e serenità. E di Anno Nuovo colmo di speranza e di voglia di ricominciare.

Natale e Capodanno 2020-2021 - Biblioteca Andrea Porta - blog - Mezzane di Sotto - Verona

Natale e Fine dell’Anno. Riflessioni di un carcerato, scritte nel 1981 e valide ancora oggi

Alla fine del 1981, Lorenzo Bozano – condannato all’ergastolo – nel carcere di Porto Azzurro (all’Isola d’Elba) scrive un articolo di fine anno.

L’articolo esce sul giornale del carcere elbano La Grande Promessa.

Bozano da due anni è in carcere con la condanna al “fine pena mai”.

E’ stato giudicato colpevole del rapimento e omicidio, a Genova nel maggio 1971, di Milena Sutter, una ragazzina di 13 anni, figlia di un noto industriale della cera.

Il caso di Milena toccò tutta l’Italia e mezza Europa. E’ ancora nella memoria collettiva di chi c’era in quegli anni; e di chi ne ha sentito il racconto.

Al caso, come Associazione culturale ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona, abbiamo dedicato un blog e un lungo studio che non è ancora finito.

Il blog s’intitola Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

Alla Biblioteca comunale “Andrea Porta”, di Mezzane di Sotto, puoi trovare il libro dedicato alla vicenda di Lorenzo Bozano e Milena Sutter
Il libro è stato edito no-profit, con i diritti devoluti alla lotta alla violenza contro le donne.

Il libro è stato adottato, fra le altre, dalla biblioteche statunitensi di Yale e Princeton.

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La ricerca sulla vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano rientra negli studi che come Associazione culturale ProsMedia abbiamo fatto su come i media (giornali, radio, Tv) con cronache, film e serie televisive o sul web, trattano il crimine e la giustizia. 

A seguire l’articolo di Lorenzo Bozano, che in questo fine d’anno possiamo comprendere per aver toccato con mano (e sofferto) la privazione della libertà.

Lo scritto di Lorenzo Bozano, dal carcere di Porto Azzurro, è preceduto da una mia introduzione video.

Maurizio Corte
Associazione culturale ProsMedia – Centro Studi Interculturali – Università di Verona
* Le foto pubblicate in questo articolo si riferiscono a carceri straniere e sono tratte dal sito Unsplash


“Natale e Capodanno dietro le sbarre” (fine d’anno 1981)

Mentre scrivo queste note sono rifugiato nell’eremo-fucina della redazione del nostro giornale, La Grande Promessa, che sta all’ultimo piano (con vista incantevole e… dolorosa) del più alto edificio carcerario.

Sono gli ultimi giorni di questo tormentato e tormentoso 1981 (anche se tutti gli anni si dice così!), ed ho appena trascorso cinque o sei lunghi giorni di «riposo», meglio di «arresto», sotto il peso di queste interminabili «feste» della vigilia, del giorno di Natale, di santo Stefano, di sabato e di domenica.

Tutti giorni per me senza senso! Perché o li si vive come quasi tutti i cittadini, cioè con la propria famiglia, in casa, al tepore di quel focolare che riscalda e rinfranca il tuo spirito confermandoti tutti i valori sacri della vita di un uomo, o li si subisce da carcerati.

Cinque o sei giorni, dicevo, perché ieri, lunedì, l’ho passato ad arpentare con passi inquieti ed assenti lo spazio sgombro della sala di redazione. Una specie di giornata per riemergere dal limbo della mia immobilità.

Immobilità che nascondeva la sofferenza acuta dell’isolamento, dell’esclusione, della sensazione diffusa dell’irrilevanza della propria vita.

Sensazioni tutte rese ancor più vivide dalle immagini che il mio sguardo smanioso, che spaziava attraverso le sbarre oltre la cinta con sentinella armata, rifletteva sulla mia coscienza:

  • i verdi declivi di un’isoletta dolce e solatia, pervasa dai rumori del clima festivo;
  • le case del week-end spalancate ed illuminate per accogliere i congiunti intorno all’albero;
  • la gaiezza delle vivaci grida dei bambini che scorrazzano in giardino sulla bicicletta nuova di Papànatale…

Ed io lassù, alla mia finestra. Assente, escluso, testimone immobile della mia sofferenza.

Natale, Capodanno, triste periodo. Giorni che son pagine da cancellare dal calendario degli uomini reclusi.

Natale Capodanno 2020 - Biblioteca Andrea Porta - Mezzane di Sotto - Verona

Infiniti pensieri ed innumerevoli sentimenti hanno trapassato il mio spirito pesante come una sfinge in una tempesta di sabbia: pulviscolo fastidioso e pungente che s’infiltra nelle pieghe assopite della tua coscienza, granelli che inceppano, scardinandolo, il meccanismo ben lubrificato del distacco, quasi un’anestesia, che ti sei imposto a difesa di una «pace» artificiosa ed instabile.

Un malessere diffuso, nella miriade delle sensazioni, si è impadronito del mio spirito quando una domanda in sé banale si è installata nella mia mente con l’invadenza di un tarlo inarrestabile: come sarà questo nuovo anno 1982?

Segnerà la fine di un ciclo per molti versi disastroso, o continuerà la caduta, questa discesa piatta con pendenza drammatica e pericolosa verso il baratro del non-ritorno, iniziata ben prima del passato 1981?

Quale futuro, quali prospettive ci attendono dietro l’angolo della notte del 31 dicembre?…

Vorrei avere un turbante ed una sfera di cristallo, una formula magica ed un cielo stellato che mi svelasse i suoi segreti: allora forse saprei!

Così invece… Niente.

Natale e Capodanno senza libertà - Coronavirus - Biblioteca civica Andrea Porta - Mezzane di Sotto - Verona

Posso accampare delle ipotesi, formulare degli auspici, accarezzare delle segrete (e mica tanto) speranze, darmi coraggio ricordandomi che il destino non esiste, che il tuo futuro te lo inventi e te lo crei come vuoi, o come potrai. Che in definitiva il tuo domani dipende da te, dal tuo agire.

Ma tutto questo poteva essere valido (anche se fino ad un certo punto) prima che fattori sconosciuti ed imprevedibili, forze più o meno misteriose e certamente inoppugnabili, volontà ben determinate a conseguire il risultato covato per anni con l’accanimento che acceca la giustizia, non avessero messo in moto quel meccanismo artificioso ed inestricabile che ha soffocato il grido dell’uomo e che mi ha condotto in questo carcere su un’isoletta del mar Tirreno.

Oggi la dolorosa realtà quotidiana è ben diversa.

Nulla, o ben poco, dipende da te. Il tuo destino esiste, ed è tracciato e costretto da un muro di cinta.

Il tuo inventare è vanificato dall’isolamento, dall’esclusione, dalla sordità professionale di quelli che ti guardano mentre gridi e mentre soffri.

Ogni tuo tentativo di partecipare alla creazione del domani è stritolato dall’immanenza insensata e senza anima di un regolamento, di un codice, di una legge…

Natale Capodanno Libertà Coronavirus - Biblioteca Andrea Porta Mezzane di Sotto - Verona

Ti senti d’essere umiliato ed ucciso ogni giorno, costretto a vivere perché si eternizzi la sofferenza, tenuto sveglio e lucido dall’illusione traditrice di una speranza che la tua natura di uomo fa scaturire, testarda ed inesauribile, dalla profondità delle tue viscere…

Eccolo il tremendo supplizio, l’ergastolo: vivere in un deserto pieno di cose che tutte soffocano e schiacciano ogni tuo anelito di partecipazione alla vita; e delle quali tu non intravvedi mai la fine.

È un po’ come il gioco perfido della scatola grande che contiene una scatola più piccola, che contiene una scatola più piccola, che contiene… cosi all’infinito. Fino a quando in una scatola più piccola non trovi invece una cassa di legno rustico, ultimo traghetto di una vita passata ad attendere un altro nocchiero…

Natale e Capodanno senza libertà - Coronavirus - Biblioteca civica Andrea Porta - Mezzane di Sotto - Verona - 2

31 dicembre, ore 25. Abbiamo ormai visto chiudersi con un tonfo la scatola col numero 1981, pesante sarcofago del tempo che abbiamo vissuto e che non ritornerà.

Avvolti nelle tenebre della nostra notte di vigilia, nella solitudine silenziosa di una finestra dietro le sbarre, stiamo cercando nel cielo una stella, un segnale, il sorriso di un’alba che si tinga di rosa.

1982 è l’immagine di una scatola bianca che si avvicina con la fragranza ed il sapore del faggio fresco di bosco e di rugiada, accompagnata dal coro un po’ timido delle nostre buone intenzioni e delle nostre speranze, ingentilita dal nastro azzurro dell’impegno al nuovo corso che vecchi e novelli responsabili della nostra condizione hanno promesso.

È un’alba silente densa di attese… una scatola bianca che si schiude come le valve di una conchiglia di madreperla, che deve aprirsi mostrando infine il suo fondo di cielo e di umanità.

Lorenzo Bozano
Carcere di Porto Azzurro (Livorno, Isola d’Elba). Natale 1981 / Capodanno 1982
L’articolo è stato pubblicato nel gennaio del 1982 sul giornale del carcere di Porto Azzurro: “La Grande Promessa”.

Sulla vicenda di Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971) puoi leggere il blog dell’associazione culturale ProsMedia: Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

Fabrizio De Andrè: “Nella mia ora di libertà”