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Lo studio del caso Sutter-Bozano trasmette competenze valide in tutti i campi.

L’ho imparato su di me, all’università, quanto il rapporto fra crimine, media e giustizia sia fondamentale per tutti gli aspetti esistenziali e professionali del nostro vivere.

Non mi volevo prendere in carico una tesi di laurea di cronaca nera. Lo dissi, nella primavera del 2010, alla brava studentessa che si voleva laureare con me: “Grazie, ma la cronaca nera non mi interessa”.

Laura, così si chiama quella brava studentessa del mio insegnamento di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, era sempre presente e attenta alle lezioni del corso magistrale in Editoria e Giornalismo.

Era un tipo riservato, dall’aria intelligente e a modo. Aveva la passione per le storie criminali, i delitti. Tant’è che aveva discusso una tesi trieannale, mi raccontò, su alcuni orrendi delitti dell’Italia degli anni cinquanta.

Come giornalista, conoscevo e avevo letto gli articoli di grandi giornalisti – su tutti Dino Buzzati – che trattavano vicende scabrose, omicidi complessi, processi indiziari, crudeltà sconcertanti.

Ma di prendermi in carico uno studio su un qualche fatto di cronaca nera proprio non volevo saperne.
Ho poi cambiato idea, volendo andare incontro alla studentessa.

Così mi venne il ricordo del “biondino della spider rossa”, del rapimento di Milena Sutter a Genova nel maggio del 1971 e di quando leggevo il memoriale di Lorenzo Bozano, seduto nel soggiorno di casa, a 14 anni.

Proposi a Laura di studiare come i giornali genovesi del tempo presentarono Lorenzo Bozano.

Avevo alle spalle una dozzina d’anni di analisi su come i media trattavano il tema dell’immigrazione. Vi avevo scritto già due testi universitari.

Nell’ambito del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona, diretto dal professor Agostino Portera, proprio grazie a Portera avevo intrapreso nel 1998 le analisi su media e immigrazione.

Stereotipi, pregiudizi, stigma, distorsioni mediatiche, routine giornalistiche che stravolgevano i fatti. Insomma, avevo una certa esperienza della “distorsione involontaria” a cui ci porta a volte la comunicazione sociale attraverso i mass media.

Poi, certo pesò il fatto che la vicenda fosse accaduta a Genova, che è stata la mia seconda città, dopo Verona, dati i parecchi mesi che vi ho vissuto e lavorato a inizi anni novanta.

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Come trattare il tema del crimine e della giustizia nei media

Il lavoro di analisi su come i giornali rappresentarono L0renzo Bozano, condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio di Milena Sutter, non si poteva svolgere senza una comparazione con la realtà storico-fattuale e le evidenze scientifiche.

Leggendo le sentenze dei processi a Lorenzo Bozano, intervistando alcuni fra i protagonisti della vicenda giudiziaria ho avuto modo di misurarmi con la discrasia fra “verità di fatto” e “rappresentazione degli eventi”.

Debbo al professor Carlo Torre, poi scomparso, autorevole medico-legale e docente a Torino, la felice intuizione dell’importanza di comparare “verità storico-fatturale, verità scientifica, verità giudiziaria e verità mediatica”.

Su queste diverse “verità”, Laura Baccaro, criminologa, e io abbiamo costruito il libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

Come trattare il tema del crimine e della giustizia nei media? E perché è importante quella comparazione, quel confronto che mi furono suggeriti dal compianto professor Torre?

La risposta alla domanda su come trattare crimine e giustizia nei media poggia su alcuni elementi fondanti:

  • la conoscenza, più accurata possibile, delle evidenze scientifiche di un certo evento criminale e/o giudiziario;
  • l’accurata ricostruzione storica e fattuale dell’evento criminale e giudiziario;
  • il distanziamento da posizioni preconcette verso chicchessia e verso qualunque tesi o situazione;
  • l’astensione da ogni giudizio, in modo da non cadere nel pregiudizio

Occorre poi, certo, affidarsi agli esperti. Attingere a più fonti, fra loro indipendenti. Verificare quanto quelle fonti siano attendibili.

Vi è una cura maniacale del dettaglio, della singola informazione. Uno scienziato forense, Dave, scozzese, nel 2011 all’Università di Huddersfield mi ha trasmesso un grande insegnamento: “Analizza tutti gli elementi, tutte le testimonianze, tutti i verbali. E là dove trovi anche una minima incongruenza, là accendi una luce e fai chiarezza”.

Questo mi ha permesso di portare alla luce aspetti del caso di Milena Sutter e della vicenda giudiziaria che, pur sotto gli occhi di tutti, non sono stati presi in considerazione né dai magistrati, né dai giornalisti.

 

Perché la visione del crimine nei media è d’insegnamento per tutti

Sono voluto partire dalla mia indifferenza, quasi antipatia, rispetto alla proposta di una tesi di laurea in tema di cronaca nera per un buon motivo: ho capito, con la mia esperienza di studio sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano, che gli studi su crimine, giustizia e media sono preziosi per ogni ambito lavorativo e professionale.

Anche quando scrivo di turismo, comunicazione, etica e di enogastronomia – argomenti ameni, rilassanti e distraenti rispetto ai drammi umani – beneficio del metodo di lavoro messo a punto con l’analisi, il libro e i blog sul caso Sutter-Bozano.

I blog sulla vicenda che sconvolse Genova e l’Italia intera nel 1971 sono ben due: uno in italiano e uno in inglese. Quest’ultimo ha pochissimi ma affezionati lettori, essendo all’inizio. Crescerà.

A mano a mano che ci si rende conto dell’insegnamento che viene dal confronto fra realtà sostanziale dei fatti e sua rappresentazione – un tema filosofico e di psicologia cognitiva, oltre che di tipo sociologico – ci si rende conto dei risvolti che esso ha in tutta la sfera personale e sociale.

Attenzione alla comunicazione, sensibilità verso le strategie retoriche, passione per la correttezza e congruenza dei dettagli, approccio critico alle idee espresse, esame della coerenza argomentativa. Sono alcune delle abilità che il riflettere su crimine, giustizia e media trasmette.

In fondo, il crimine e la giustizia fanno parte della storia e dell’essenza dell’essere umani. Così come i media, ancor prima di quelli di massa, sono parte integrante del nostro vivere quotidiano e del relazionarci con gli altri.

Ecco perché il riflettere sulla rappresentazione che i media danno di un fatto criminale e giudiziario come quello di Milena Sutter e Lorenzo Bozano è utile in tutte le professioni. E a tutto raggio.


Maurizio Corte

@cortemf

Il libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” lo puoi ordinare in libreria oppure, in ebook o di carta, su Amazon.

Photo: thanks to Arren Mills (Unsplash)
La canzone che voglio associare a questo articolo è “Hurricane”, di Bob Dylan