La scomparsa di Ennio Morricone, grande musicista e compositore di musiche da film, ci ricorda che una delle sue colonne sonore più riuscite è quella di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

Il film nel 1971 vinse l’Oscar come miglior film straniero.

Il film musicato da Morricone è del regista Elio Petri (1929-1982) ed è una delle più spietate critiche all’arroganza del Potere, con Gian Maria Volonté come protagonista.

Elio Petri amava Mezzane di Sotto (Verona), dove abito per gran parte dell’anno. Qui c’è la villa in cui Petri si ritirava per alcuni giorni a riposare, d’estate, con la moglie, la signora Paola Pegoraro.

Il legame fra Morricone e Petri era molto profondo, come dimostra la collaborazione in altri film (fra cui “La classe operaia va in Paradiso”, premiato a Cannes nel 1972).

Mi piace ricordare anche il commosso ricordo che qualche anno fa Morricone fece di Elio Petri in un documentario sul regista.

Le musiche di Ennio Morricone e la poetica dei film di Elio Petri sono alcuni fra i più geniali doni che ci ha fatto il cinema italiano.

La grandezza del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” sta nella sua critica a chi si crede al di sopra della legge, tanto da potersi ritenere impunibile anche di fronte a un delitto come l’uccisione di una donna.

L’attualità del film di Elio Petri, dove la musica di Ennio Morricone sottolinea i passaggi topici della narrazione, sta nel suo ritratto del Potere.

Un Potere meschino, esercitato attraverso uomini di basso profilo che si credono grandi personaggi.

Qui abbiamo un dirigente della Polizia (l’allora Pubblica Sicurezza, oggi Polizia di Stato) che – a capo della sezione omicidi della Questura – uccide l’amante, interpretata da Florinda Bolkan.

Il ruolo del poliziotto assassino è affidato a un attore che Elio Petri molto amava, Gian Maria Volontè. E Volontè sa interpretare con convinzione l’arroganza, lo spadroneggiare senza etica e senza senso dello Stato, esercitati dal dirigente della Polizia.

E’ molto facile ritrovare, oggi, in qualche politucolo da strapazzo o in qualche dirigente (statale o privato) quell’arroganza, quella supponenza, quell’indifferenza al rispetto degli altri.

Più che rabbia, queste figure meschine che interpretano il Potere – burattini di burattinai ben più raffinati – suscitano pena. La pena di chi, per sentirsi importante e al di sopra delle regole, non sa di essere il peggiore degli schiavi.

La grandezza di Ennio Morricone sta nell’aver saputo interpretare musicalmente quell’inquietante arroganza del Potere. Un’inquietudine che a tratti si fa pena e a tratti rabbia verso l’ottusità dei servi del potente di turno.

Maurizio Corte
@cortemf