Notizie false e infondate: non basta l’autorità di Polizia o magistratura a renderle vere. Serve ben altro.

C’è un’idea aberrante che gira per il mondo: quella secondo cui ciò che scrive o dice o proclama la Polizia o un magistrato inquirente ha un fondamento di verità.

Nel lavoro di ricerca sul “biondino della spider rossa” – il caso di Milena Sutter, nel 1971 a Genova – ho constatato come questa convinzione non sia vera.

Gli inquirenti, gli investigatori – siano poliziotti, carabinieri, pubblici ministeri – sono una parte: ricercano, accertano, fanno indagini su ciò che pensano sia giusto scandagliare.

Selezionano gli elementi, i dati, i testimoni e gli indizi che fanno comodo alla loro tesi investigativa.

E’ invece diverso il ruolo del ricercatore e del giornalista investigativo.

Il ricercatore universitario ha a cuore la “verità scientifica”.

Il giornalista investigativo ha a cuore la “verità sostanziale dei fatti”.

Un bravo ricercatore e un bravo giornalista investigativo non cercano di piegare fatti, testimoni e documenti alle loro ipotesi di ricerca e di investigazione.

Non sono una “parte armata” contro un’altra parte avversaria.

In questo stanno la grandezza e la nobiltà della ricerca universitaria e del giornalismo investigativo: di essere al servizio della Verità, non dei pregiudizi, degli interessi o delle fisse mentali di qualche inquirente.

Il blog dedicato al caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano mira proprio a questo: a restituire – pur nel linguaggio informale del blogging – la passione per la ricerca della verità.

E’ la stessa passione, peraltro, che anima Helene, la protagonista del romanzo – che sto scrivendo – ispirato a quella vicenda.

Il problema della Verità è antico quanto la Storia della Filosofia. Sin da Talete ci si pose la domanda sulla “verità sostanziale dei fatti”: su ciò che permane dopo che il velo dell’apparenza e degli inganni è stato squarciato.

 

La verità e il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano

Nel caso del “biondino della spider rossa”, posso ben affermare che inquirenti e magistrati non cercarono la verità. Cercarono solo un colpevole. Che poi Lorenzo Bozano fosse o meno il colpevole, per loro non contava.

La questione conta per tutti noi, invece. Non so se Bozano sia o meno coinvolto nella vicenda di Milena Sutter, come ho spesso scritto.

Quello che non mi piace è che non si sia resa giustizia alla vittima.

Non mi piace che, dati certi alla mano, non si sia raccontato cosa davvero accadde a Genova quel 6 maggio 1971.

E’ questa la differenza fra il ricercatore (e il giornalista investigativo) e certi inquirenti: la diversità che intercorre fra la ricerca del vero e la ricerca del comodo. 

Maurizio Corte
@cortemf