La Comunicazione e l’attività giornalistica richiedono studio, pratica, esperienza e rispetto delle regole.

Il Giornalismo e la Comunicazione Strategica non sono mestieri facili.

La “comunicazione di per sé” non è un mestiere per tutti. Ed è maledettamente complessa.

Un serial killer si aggira nelle nostre città, a tutte le latitudini. E in tutti i continenti. E’ il serial killer chiamato “analfabetismo di ritorno”.

Non mi riferisco all’essersi dimenticati le regole del leggere, scrivere e far di conto. Mi riferisco all’ignorare il pensiero critico, l’approccio razionale, l’argomentazione scientifica.

La stagione della competenza, della passione del lavoro ben fatto, della ragione ha lasciato da un certo numero di anni il posto all’imbecillità.

C’è chi crede che il Coronavirus sia un’invenzione, come il tassista che ho incrociato ieri nel centro di Verona.

O c’è chi pensa che dietro il contagio vi sia il complotto di chissà quale centrale dei Poteri Forti nemici dell’Italia.

Quest’ultima tesi, peraltro, un olandese o un tedesco la potrebbe ribaltare sostenendo che il complotto è partito dell’Italia – amica della Cina – per succhiare aiuti dalla BCE e dall’Unione Europea.

Il problema di fondo è di tipo etico. Si chiama assunzione di responsabilità.

Alle dimissioni della competenza, alla negazione della professionalità, alla rinuncia della ragione critica si è aggiunta l’indifferenza verso l’etica.

Eppure l’etica – l’attenzione ai valori, il rispetto della dignità umana, il riconoscimento dell’opera altrui – è alla base della professionalità.

Il Giornalismo, mi hanno insegnato maestri come Michelangelo Bellinetti, è cultura, studio, esperienza sul campo, visione prospettica. Ed è rispetto degli esseri umani, attaccamento alle regole, consapevolezza civile.

Solo in un quadro etico, di rigore morale (che non va confuso con il moralismo), di lealtà di comportamenti è possibile costruire la professionalità del giornalismo. Ed è possibile costruire una comunicazione di valore.

Rubare i lavori altrui. Scopiazzare qui e là dagli altri, facendo passare per propri lavori che propri non sono. Manipolare le persone, specie quelle che più si piegano all’influenza altrui.

Comportamenti di questo tipo sono patrimonio dei killer culturali e professionali del nostro tempo.

“Braccia strappate all’agricoltura”, si sarebbe detto una volta. Il fatto è che l’agricoltura è un comparto serio, che richiede rispetto, onestà, studio e competenza.

 

Giornalismo, Comunicazione e rispetto della dignità delle persone

Cosa fare? Da parte mia, conosco una sola strada, quella che ho sempre praticato: lo studio, la ragione critica, la forza delle argomentazioni razionali.
E, certo, la passione per i valori etici.

Giornalismo e comunicazione non possono che fondarsi – come amiamo sottolineare nel blog Brand Journalist – sul rispetto della dignità umana. Sul valore e la passione dell’umano, molto umano. Insomma, sul nucleo fondante dell’etica.

“Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo“, scriveva Emmanuel Kant (1724-1804).

E’ questo un suo imperativo categorico, nella sua fondazione della metafisica dei costumi.

Etica, Giornalismo e Comunicazione Strategica – di per sé onesta – sono le tre armi non violente contro i serial killer delle notti della ragione.

Maurizio Corte
@cortemf

(photo: thanks to Hulki Okan Tabak, Unsplash)