Il Giornalismo è un mestiere troppo serio per lasciarlo fare a tutti.

Non è facile fare i giornalisti. E’ vero che ci sono tanti che lo fanno, ma è anche vero che sono pochi che lo fanno con l’anima e dalla parte dei più deboli.

Il Giornalismo non può essere che scomodo. Se non dà fastidio, non è giornalismo. E’ solo un raccontare tanto per fare.

Perché, allora, è importante un Giornalismo scomodo? Perché se non scuote le coscienze, il Giornalismo non aiuta a cambiare, a migliorare. E Dio solo sa se abbiamo bisogno di cambiamento.

Il Giornalismo è tante cose. Ma è soprattutto impegno per rendere giustizia a chi ha meno; a chi soffre; a chi è sfruttato; a chi non ha voce.

Perché solo così il Giornalismo diventa un mestiere utile. E quando un mestiere è utile, (quasi) tutti ne traggono beneficio.

L’esperienza del Coronavirus ci ha insegnato quanto sia importante la comunicazione.

Giornalismo e azione sul campo

Mai come adesso c’è bisogno di un Giornalismo sul campo. Un Giornalismo che denunci lo sfruttamento e lo sterminio dei più deboli.

Intere popolazioni delle zone più disagiate del mondo sono a rischio: senza sanità, senza assistenza sociale, senza giustizia civile.

Proviamo a pensare cosa sarebbe accaduto di peggio in Lombardia, se solo non vi fosse stata una struttura sanitaria in grado di fronteggiare l’epidemia.
E immaginiamo cosa possa accedere nelle zone povere del mondo.

Il Giornalismo, andando in supporto alle organizzazioni non governative e a chi aiuta i più deboli, può raccontare quanto accade. E prendere posizione.

Il Giornalismo è amore della Verità. Il Giornalismo è ricerca senza fine. Il Giornalismo è passione per l’umano, tanto umano.

Per questo il Giornalismo è una professione nobilissima e impegnativa. E come tale merita e richiede persone che sposino l’idea dello Human Centered
Journalism. E l’idea della Human Centered Communication.

Maurizio Corte
@cortemf