Secondo atto della raccolta di canzoni di Francesco Guccini, interpretate dai migliori cantautori e cantanti italiani.

L’antologia di pezzi musicali “Note di viaggio. Capitolo 2: non vi succederà niente” esce quasi un anno dopo la prima.

Chi ama da sempre Francesco Guccini, il più colto e profetico fra i cantautori italiani, ha apprezzato la raccolta “Note di viaggio. Capitolo 1: Venite pure avanti…”, a cura del musicista e arrangiatore Mauro Pagani.

L’uscita di “Note di viaggio. Capitolo 2: Non vi succederà niente” è ancor più convincente, sia per la scelta delle canzoni che per la loro interpretazione.

 

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“Note di viaggio. Capitolo 2”: le canzoni e gli interpreti

Ecco gli interpreti e le canzoni di questa seconda raccolta delle canzoni di Guccini: da “Dio è morto”, portata al grande pubblico grazie ai Nomadi, a Vedi cara, da Canzone di notte n.2Signora Bovary Canzone delle domande consuete è tutto un rimando fra il primo Guccini e il Francesco Guccini della maturità.

Zucchero (Dio è morto),
Fiorella Mannoia (Signora Bovary),
Emma e Roberto Vecchioni (Autunno),
Vinicio Capossela (Vedi cara),
Gianna Nannini (Quello che non…),
Jack Savoretti (Farewell),
Levante (Culodritto),
Mahmood (Luna fortuna),
Petra Magoni (Canzone di notte n.2),
Ermal Meta (Acque),
Fabio Ilacqua e Mauro Pagani (Canzone delle domande consuete)
Francesco Guccini e I Musici (Migranti)

Ciò che colpisce, nell’ascoltare le canzoni di Francesco Guccini interpretate in questa seconda raccolta, è come i temi, le emozioni, lo scavo interiore piuttosto che la denuncia sociale del cantautore modenese valgano ancora oggi.

Il fatto di aver scelto, sin dalla prima raccolta, il tema delle migrazioni è poi una “sfida politica” nel senso nobile del termine. Il senso dell’impegno del cantautore sui temi della società, della città, della polis appunto.

In Guccini, per tutta la sua carriera di oltre 50 anni, temi intimistici, quotidiani, che toccano il profondo dell’anima, si mescolano ai temi sociali, delle ingiustizie, dell’essere disallineati rispetto ai poteri dominanti. Fuori dal coro, insomma.

Quella di Mauro Pagani è un’operazione culturale di spessore: far conoscere, grazie a interpreti che hanno pubblici differenti da quelli del Maestrone di Pavana, il Francesco Guccini che abbiamo conosciuto noi da oltre 40 anni in qua.

La prima volta che ascoltai Guccini fu nel 1974, a 17 anni, con Stanze di vita quotidiana, che resta a mio parere il più grande disco 33 giri di Francesco.

Con l’amico Gianni D’Aniello andai, come tanti facevano allora e hanno fatto dopo, a trovarlo a casa sua, in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, il 2 novembre del 1975.

Ci presentammo nel primo pomeriggio suonandogli alla porta. E lui ci aprì. Parlammo di canzoni, del vino, delle migliaia di libri che popolavano la sua sterminata libreria.

L’anno dopo sarebbe uscito Via Paolo Fabbri 43 con L’Avvelenata, che – ricordo – con stupore ritrovai persino nei juke-box dei bar.

Trovare una canzone di Guccini in un luogo commerciale – televisione piuttosto che radio o juke-box – era cosa impossibile.

In questo sta anche la grandezza del cantautore di Pavana: essere stato un cantautore fuori dalle logiche commerciali a cui si sono piegati invece molti colleghi di allora.

Penso a Venditti. Per non dire di Edoardo Bennato o dello stesso grande compositore Pino Daniele. Tutti hanno scelto di comporre canzoni certo interessanti, ma anche di facile presa televisiva. E di agevole orecchiabilità, anche se – come in Pino Daniele – dietro vi è una struttura armonica di alto profilo.

Nulla di male se uno sceglie anche il pubblico da cassetta, per far conoscere le sue composizioni. Si può, però, fare di meglio.

 

 

 

 

 

Francesco Guccini, grazie a Mauro Pagani, arriva al grande pubblico con “Note di viaggio”

L’operazione di Mauro Pagani è molto più bella e interessante del mettersi a fare canzonette di facile presa, come fecero alcuni cantautori, una volta passati gli anni settanta.

Quanto accade in “Note di viaggio” è altra cosa: portare Francesco Guccini al grande pubblico attraverso la personalizzazione dei contatti.

Una canzone, quasi sconosciuta, come Luna fortuna cantata da Mahmood, piuttosto che la notturna e anarchica Canzone di notte n.2 interpretata da Petra Magoni, dà un risultato importante: allargare in modo mirato chi può ascoltare e apprezzare di Francesco Guccini.

Mia figlia Stefani, ad esempio, non ama Guccini. Ma adora alcune sue canzoni interpretate dai Nomadi. Di qui il valore di una raccolta di pezzi cantati e arrangiati, in modi diversi, da altri.

Come tutti noi “gucciniani” siamo partiti da una canzone o da un disco per scoprire il Maestrone di Pavana – da parte mia con Canzone delle osterie di fuoriporta che resta il capolavoro assoluto e la colonna sonora della mia vita – per poi allargarci alle altre composizioni.

Sono andato all’indietro a scovare Radici, e poi Folk Beat n.1Due anni dopoL’isola non trovata.

In una raccolta sconosciuta ai più nella seconda metà degli anni settanta ho incrociato un’altra canzone simbolo di Francesco Guccini: Le belle domeniche. Un luogo e un tempo, le domeniche in città aspettando che “una lei” ti chiami, che bene esprime la noia leopardiana di cui sono intrisi molti pezzi di Francesco.

Che dire poi dei concerti del Maestrone? Quando si fermava, chiuso il concerto, a chiacchierare con noi giovani appassionati che ci abbeveravamo alle sue narrazioni.

 

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Francesco Guccini, a sinistra, con il musicista e arrangiatore Mauro Pagani

 

Va ricordato, infatti, che Francesco Guccini è sempre stato un grande narratore. Uno storyteller si direbbe oggi.

La sua caratteristica – oggi strombazzata nel digital marketing – è quella di ascoltare l’Altro. Di partire, anche nelle canzoni d’amore, dall’altra persona. Di non essere un egocentrico, ma di interrogarsi, fra dubbi, domande e voglia di capire.

Guccini, così pudico nel parlare d’amore, mi ha insegnato che se non metti la donna che ami al centro, se non parti da lei, non puoi scrivere una vera canzone d’amore.

Sono poi molteplici le sollecitazioni culturali che Francesco Guccini può dare ai giovani, così come le ha date a tutti noi che l’abbiamo conosciuto dagli anni settanta in poi.

Grazie a Guccini ho incontrato scrittori come Hemingway, Borges. O poeti come Omar Khayam.

La soddisfazione, nell’ascoltare dischi come “Note di viaggio. Capitolo 2: Non vi succederà niente”, è nel constatare come la passione per questo cantautore e scrittore – nata in anni in cui ascoltarlo era di una nicchia di persone – si sia rivelata profetica.

Ricordo come mi prendessero in giro, al liceo, perché ero quello che amava la Filosofia e amava Francesco Guccini. Due passioni esclusive che si conciliavano. Grazie a Francesco Guccini, infatti, ho scoperto in anticipo Arthur Schopenhauer.

La pubblicazione di “Note di viaggio. Capitolo 2: Non vi succederà niente”, con l’interpretazione di alcune canzoni di Guccini da parte dei migliori cantautori italiani, riapre insomma la porta dei ricordi.

E’ un’operazione in piena “poetica gucciniana”: la poetica del ricordo, del tempo andato da raccontare; e per chi non ha vissuto quegli anni del Guccini nei concerti “alternativi”, la poetica della “nostalgia per il non provato”.

Credo sia una sublime emozione sentire qualcuno diverso da te che interpreta una tua opera, canzone o storia che sia.

È un modo per condividere i sentimenti che ti si agitano dentro con qualcuno che, magia della vita, te li mostra in una luce differente nel mentre te li canta (o racconta) dal suo punto di vista.

 

Migranti: le canzoni di Guccini citate in un libro universitario su media e immigrazione

A Francesco Guccini, assieme al collega giornalista Enrico De Angelis, lo scorso giugno – come Biblioteca civica di Mezzane di Sotto (Verona) – abbiamo dedicato una diretta Facebook. Abbiamo presentato gli auguri in video dei fan club del Maestrone di Pàvana, grazie al coordinamento di Sandro Campagnola.

Da parte mia, in ogni capitolo del libro universitario Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale ho inserito una citazione dalle canzoni di Guccini.

Sotto la voce “razza e razzismo” commento alcuni versi del Maestrone là dove canta “chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato”.

All’inizio del libro, che tratta del tema “media e immigrazione”, inevitabile la citazione dall’Avvelenata, canzone che compare nella prima edizione di “Note di viaggio”.

Maurizio Corte
@cortemf

 

Video sulle registrazioni delle canzoni di “Note di viaggio. Capitolo 2: Non vi succederà niente”

Zucchero (Dio è morto)
Fiorella Mannoia (Signora Bovary)
Emma e Roberto Vecchioni (Autunno)
Vinicio Capossela (Vedi cara)
Gianna Nannini (Quello che non…)
Jack Savoretti (Farewell)
Levante (Culodritto)
Mahmood (Luna fortuna)
Petra Magoni (Canzone di notte n.2)
Ermal Meta (Acque)
Fabio Ilacqua e Mauro Pagani (Canzone delle domande consuete)
Francesco Guccini e I Musici (Migranti)

 

I dischi con le canzoni di Francesco Guccini e i suoi libri su Amazon

Qui di seguito gli ultimi dischi più importanti su Francesco Guccini e di Francesco Guccini. Il suo ultimo romanzo e un libro con la sua autobiografia.

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Note di viaggio-capitolo 2: Non vi succederà niente

 

Note di viaggio. Capitolo 1: Venite avanti…

 

Se io avessi previsto tutto questo

 

The Platinum Collection

 

Il libro di Francesco Guccini “Un altro giorno è andato”

 

Il libro di Francesco Guccini “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto