Cosa ci insegna, a livello di comunicazione, il film di Carles Torras, con una trama non originale, ma personaggi che ci inchiodano alle nostre responsabilità.

Scrive Netflix, nella trama che presenta il film “El Practicante” (il paramedico, tradotto all’inglese): “Incapace di accettare la sua nuova vita sulla sedia a rotelle, Ángel sviluppa un’insana ossessione per la donna che l’ha lasciato ed escogita un’inquietante vendetta”.

Uno si aspetta – di fronte a un’idea di film del genere – di avere di fronte una storia con una vittima, sia esso maschio o femmina, e un carnefice, sia pure esso maschio o femmina.

Non è così. Il film di Carles Torras merita un’analisi che ci porta a uno dei tasti dolenti del nostro vivere contemporaneo, anche dopo il Coronavirus.

 

Su Netflix il film “El Practicante”: le recensioni

Ecco qui, per cominciare, le recensioni del film. Ognuna contribuisce a dare un’interpretazione della pellicola spagnola, dove la ragione e il torto si mescolano con il tema del rispetto delle persone.

Il sito ufficialedi Netflix presenta, in breve, la storia e il trailer del film. Non è una recensione, ovviamente:
https://www.netflix.com/it/title/81136406

Everyeye tira in ballo la follia. Il che mi ricorda, detto con il massimo rispetto, quegli avvocati che non sapendo a che santo votarsi invocano la seminfermità mentale:
https://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-el-practicante-thriller-netflix-50204.html

HorrorItalia24 la prende male. Il film viene considerato mediocre con un finale scontato:
https://www.horroritalia24.it/el-practicante-recensione-del-nuovo-thriller-di-netflix/

Il Cineocchio presenta il film nei suoi dettagli, pur rimanendo sul piano del “disturbo mentale”
https://www.ilcineocchio.it/cinema/el-practicante-la-recensione-del-film/

Qui il trailer ufficiale del film “El Practicante”:

 

Film “El Practicante”: mancanza di rispetto e rinuncia all’empatia

La cifra caratteristica del film è che nessuno dei personaggi – neppure la vittima, rappresentata dalla compagna di Angel, Vane – mostra di meritare la simpatia dello spettatore.

Lo stesso Angel, l’attore Mario Casas, ridotto nella sedia a rotelle, non induce a provare compassione. Non ti fa pensare che è un triste e ingiusto destino quello che tocca a un addetto alle ambulanze, impegnato a salvare vite umane, ridotto a causa di un incidente sulla sedia a rotelle.

Lo stesso vicino di casa della coppia mostra di essere incapace di accogliere comprensione. Ha la moglie malata in ospedale, che assiste; ma questo non può giustificare il suo lasciare a casa un cane che per solitudine abbaia tutto il giorno e disturba chi ha diritto al riposo.

La compagna di Angel, bella e sensuale, è tanto attenta agli animali quando poco empatica con il suo compagno Angel. Questi, a sua volta, avrebbe qualche ragione per essere risentito dalla mancanza di autentica cura della donna che ama; peccato che sia egli un prepotente, un manipolatore e un uomo dai dubbi sentimenti.

Qual è la caratteristica di questo film, mi sono chiesto?

Cosa ci trasmettete oltre una trama scontata, con un finale che mi ricorda il film Luna di fiele e millanta altri film di basso conio.

La grandezza del film – checché ne dicano i recensori che non l’hanno apprezzato – sta nella mancanza di rispetto verso l’altra persona che ogni personaggio mostra di avere.

Non si salva nessuno, dall’accusa di “mancanza di empatia” che ogni soggetto rivela nella sua misera quotidianità egoistica.

Trionfa l’egotismo, il badare al proprio particolare, il farsi gli affaracci propri in ciascuno dei personaggi – protagonisti e comprimari – del film El Practicante.

Dobbiamo di certo condannare la violenza di genere esercitata dal protagonista Angel sulla compagna Vane, interpretata dall’attrice francese Déborah François. Ma certo Vane ci lascia perplessi nelle sue scelte amorose e materne.

In questo il regista Carles Torras – superando le soluzioni scontate del racconto e della sceneggiatura – rivela di saper leggere oltre le maschere delle persone. E di cogliere il vuoto di altruismo, di passione per l’Altro, di rispetto per chi ci sta accanto che è presente nella società del nostro tempo.

Maurizio Corte
@cortemf

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La canzone che associo a questo articolo è “Rien ne va plus”, di Enrico Ruggeri