Scrivere un romanzo ispirato a una storia di vita vera non è facile. Non è solo un problema di rispetto delle regole della narrazione.

Il problema è un altro, almeno per me. Ovvero quello di mettere in gioco la propria anima.

Voglio dire, in un mese posso scrivere la prima bozza di un libro scientifico sul Giornalismo Interculturale. Metto il pilota automatico, e via.

Le frasi escono veloci. Le citazioni sono spontanee. Potrei anche ascoltare musica classica (amo la musica barocca), nel mentre scrivo.

Scrivere un romanzo, come mi hanno insegnato alla Scuola Holden, vuol dire costruire invece un mondo. E in questo mondo crei i personaggi.

Per ognuno tracci un profilo, avendo in mente l’idea di romanzo. Poi quell’idea la fai diventare un soggetto. Applichi una serie di tecniche narrative, per farla girare bene.

Ma la magia nasce quando cominci a far vivere i personaggi. Sono loro che si muovono sulla scena. E allora ti senti Dio. Non perché sei onnipotente. Ma
perché loro hanno una sorta di “libero arbitrio”. Tu li puoi far vivere o morire.

Decidi in qualche modo il perimetro delle loro esistenze. Sono però i personaggi a decidere di fare questo o quello; ad amare e a odiare; a lasciarsi e farsi incontrare.

Helene, la protagonista di “Silenzi incrociati”

La mia protagonista è una donna, che ho amato sin dall’inizio. Si chiama Helene, ha 27 anni, e ha a cuore quello che pure io amo. Un obiettivo impossibile, irto di ostacoli e di nemici: la Verità.

E’ questo il “bersaglio grosso” nel romanzo che ho voluto chiamare “Silenzi incrociati”, perché tutti abbiamo un silenzio che custodisce un segreto.

Riuscirà Helene a scoprire di che cosa è morta, nel 1971, Anna Keller, ragazzina di 13 anni che è scomparsa nella città di Zenaria e poi è stata trovata senza vita in mare?

Ancora non lo so. Ma io amo, lotto, rido e piango con Helene. E anche con Maurice, che – come me – è innamorato di lei; e tifa perché Helene vinca.

La scrittura, mi rendo conto, non può che essere espressione dell’anima. La scrittura creativa di sicuro. Quella del romanzo “Silenzi incrociati” è allora un incrocio di anime: l’anima dello scrittore e quella dei suoi personaggi.

Maurizio Corte
@cortemf